6 – SAFFO

Lo sguardo immensamente perso laggiù,
dentro quel grande terribile mare;
lacrime calde solcavano il viso
illuminato dagli ultimi raggi.

Ovunque si estendeva sopra di lei
il fato crudele, duro nemico;
oscuro come un abbraccio mortale
che macchiavano fragili faville.

Tremando ripensava dolcemente
al dolce e caro tempo ormai passato;
quando lassù il pallore della luna
era uno sguardo di amica timida.

Ancora lei pensava lungamente
alla irraggiungibile felicità;
pensava a quella grande gioia uccisa
dalla cattiva freddissima realtà.

Sorgeva ancora piccolo e inutile
lo spento sole dell’ultimo giorno;
nella povera anima triste e vuota
rimaneva solo pioggia e tempesta.

Ormai sfinita, per sempre perduta
tendeva le mani verso l’ignoto;
innalzava un canto al mondo misero,
lieve suono doloroso e libero.

“Altissimo cielo, carissimo mare,
bellissima terra non cambiare mai;
ma perché nessuno ha mai donato a me
un solo frammento del bello che c’è?

Disprezzata dall’umanità intera,
rinnegata dalla falsità del cuore;
unicamente il male ed il dolore
sono riservati a questa vita mia.

Tu natura che così bella sembri
ma che sei purtroppo così crudele;
mai e poi mai potrai dimenticare
chi ancora ti chiama e ritorna da te.

E tu che fai, mio piccolo usignuolo?
Alzati felice in volo via di qua;
segui la dorata foglia autunnale
che ultimo spirto sospinge veloce.

Vola lontana e non pensare più a me
piccola stella in un cattivo cielo;
dimentica per sempre sognatrice
che senza di te non sa più sognare.

Fammi cadere in balia di queste onde
come barca che ha smarrito il timone;
sussurrami dolce parola d’addio
poi lasciami morire triste e sola.”